Questa volta il nostro articolo assume un taglio particolare: è un’intervista a un nostro ex studente attualmente in Cina per conto della sua azienda. Gli abbiamo chiesto quali benefici abbia tratto dalla conoscenza, seppur ancora elementare, della lingua cinese.
CC: Ciao Paolo, innanzitutto bentornato e grazie per averci dedicato del tempo. Vorrei iniziare chiedendoti: cosa ti ha spinto a studiare la lingua cinese?
CP: In realtà rappresenta il punto d’arrivo di un percorso iniziato nella mia infanzia, quando mi sono avvicinato alla cultura cinese attraverso le arti marziali. Le ho praticate dai 7-8 anni fino al periodo del Covid, e proprio da lì è nato il mio interesse per il mondo asiatico, in particolare per la Cina, che ho esplorato attraverso la filosofia, il buddhismo e il taoismo. Quando finalmente ho avuto tempo e risorse, circa un anno e mezzo fa, ho potuto dedicarmi anche allo studio della lingua vera e propria.
CC: Il cinese rappresentava già un’aspettativa dal punto di vista lavorativo?
CP: Sì, assolutamente. Ho scelto questa azienda proprio perché offriva la possibilità di lavorare in Cina. Avevo espresso subito il mio interesse, ma il Covid e alcune questioni personali hanno rallentato tutto. Negli ultimi diciotto mesi ho studiato la lingua con costanza, e questo ha sicuramente aiutato l’azienda a confermare la mia partenza.
CC: Guardando indietro, rifaresti la scelta di studiare il cinese?
CP: Sì, anzi, l’unico rammarico è di non averlo fatto prima. È una lingua bellissima, interessantissima, difficile per noi occidentali, ma dà tantissime soddisfazioni. Quando riesci a elaborare qualche frase o a capire quello che dicono, è veramente gratificante. Lo rifarei senza dubbio.
CC: Tu eri già stato in Cina da turista, giusto? Ci sono differenze tra approcciare il Paese da turista e viverci come lavoratore?
CP: Sì. La prima volta ci sono andato da neolaureato, come viaggio premio, senza sapere una parola di cinese. È stato bellissimo, ma ero solo un turista: visitavo, rientravo in hotel e interagivo pochissimo con i locali. Oggi, pur restando uno straniero, mi sento molto più “dentro” la vita quotidiana: prendo l’autobus per andare al lavoro e, grazie allo studio della lingua, riesco a scambiare qualche parola su famiglia, hobby e piccole cose di ogni giorno.
CC: Quindi conoscere il cinese ha influenzato il tuo primo periodo da espatriato?
CP: Sì, assolutamente. I cinesi hanno un grande orgoglio per la loro cultura; quindi, sentirti parlare anche solo un po’ la loro lingua li entusiasma. L’accoglienza cambia del tutto: oltre ai complimenti, fanno di tutto per risponderti e aiutarti.
CC: Dal punto di vista professionale, pensi che la conoscenza del cinese influenzerà i tuoi rapporti con colleghi, partner e clienti?
CP: Sì, sicuramente. Con i colleghi aiuta moltissimo a integrarsi: siamo una settantina e io sono l’unico occidentale. Tra di loro ovviamente parlano in cinese, ma anche poche parole mi permettono di entrare nelle dinamiche e guadagnare la loro fiducia. Conoscere lingua e cultura è una chiave d’accesso enorme. Anche senza affrontare temi complessi, parlare di famiglia, hobby e vita quotidiana fa davvero la differenza. Con clienti e distributori, il cinese mi ha aperto molte porte: ho ricevuto diversi inviti a visitare le loro aziende. Molti non parlano inglese, quindi comunicare anche solo un po’ evita malintesi e problemi sul lavoro.
CC: Continuerai a studiare cinese?
CP: Assolutamente. Sto già cercando corsi a Shanghai, perché continuare con voi con il fuso orario diventa impegnativo.
CC: Ci sono state difficoltà nell’usare il cinese in contesti reali rispetto alla classe?
CP: Parlano davvero molto veloce. Ovviamente, sono tutti gentili e ripetono le frasi mille volte, ma sempre alla stessa velocità, quella della luce!
CC: C’è qualcosa che avresti voluto sapere prima di trasferirti e che non ti è stato detto in Italia?
CP: No, a lezione abbiamo studiato sia lingua sia cultura. Gli argomenti pratici, come ad esempio appartamento, affitto, bollette, sono stati molto utili, e le indicazioni sull’etichetta del business mi hanno preparato bene.
CC: In generale, consiglieresti ad altri manager e professionisti di studiare cinese prima di un’esperienza in Cina?
CP: Sì, assolutamente. Senza conoscere la lingua ti senti sempre un pesce fuor d’acqua. A differenza dei Paesi europei, in Cina l’inglese non basta. Parlare un po’ di cinese ti permette di conquistare fiducia, interesse e curiosità, anche sul lavoro.
CC: Se dovessi riassumere in una parola il valore dello studio della lingua cinese nella tua esperienza, quale sarebbe?
CP: Risorsa inestimabile.
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