Mentre in Italia si discute animatamente sull’impatto dei contenuti generati dall’Intelligenza Artificiale, in Cina le regole sono già nero su bianco.
Dal 1° settembre 2025, il governo cinese ha ufficialmente introdotto una normativa che potrebbe diventare un modello a livello globale: le “Misure per l’identificazione dei contenuti generati e sintetizzati dall’Intelligenza Artificiale”.
Perché servono regole per l’AI?
Negli ultimi anni, l’Intelligenza Artificiale ha rivoluzionato il modo in cui produciamo, diffondiamo e consumiamo contenuti. Ha semplificato la vita quotidiana, accelerato lo sviluppo economico e aperto nuove frontiere creative.
Ma non è tutto oro quel che luccica.
La stessa tecnologia, infatti, ha anche alimentato la diffusione di fake news, le manipolazioni digitali e un generale deterioramento della fiducia nelle fonti.
Ecco perché in questo contesto la Cina ha deciso di intervenire con una regolamentazione mirata, coinvolgendo ben quattro Ministeri. Gli obiettivi? Promuovere uno sviluppo sano dell’AI, tutelare i diritti dei cittadini, delle aziende e delle istituzioni e salvaguardare l’interesse pubblico.
Etichette obbligatorie: esplicite e implicite
La nuova normativa si basa su un principio chiave: ogni contenuto generato o sintetizzato dall’AI deve essere chiaramente riconoscibile. In questo modo, la trasparenza diventa quindi un obbligo, non solo una scelta.
Le nuove misure cinesi prevedono due livelli di identificazione:
- etichette esplicite: visibili direttamente nell’interfaccia o nel contenuto (testo, audio, grafica);
- etichette implicite: incorporate nei metadati del file tramite tecniche di tracciamento digitale.
Chi crea o pubblica contenuti generati dall’Intelligenza Artificiale deve:
- applicare entrambe le etichette in modo chiaro;
- adottare misure tecniche per controllare la diffusione dei contenuti;
- evitare qualsiasi tentativo di rimozione, falsificazione o occultamento delle etichette.
In altre parole, la Cina chiede all’AI di lasciare la propria firma, in modo tale che ogni contenuto racconti da dove proviene e come è stato creato.
Le piattaforme si adeguano: WeChat, Douyin e DeepSeek
Le principali piattaforme digitali cinesi non hanno perso tempo. Vediamo i tre esempi principali.
WeChat: trasparenza prima di tutto
WeChat – un’app che integra messaggistica, pagamenti e social network – è stata una tra le prime a rispondere. La piattaforma ha pubblicato un documento ufficiale per regolamentare l’etichettatura dei contenuti AI.
Gli utenti possono visualizzare chiaramente se un contenuto è stato generato o anche solo modificato dall’Intelligenza Artificiale. Inoltre, richiede agli utenti di dichiarare proattivamente l’origine dei contenuti pubblicati, vietando l’uso dell’AI per diffondere informazioni false, manipolate o addirittura illegali.
Douyin (TikTok): etichettatura automatica e metadati intelligenti
Douyin, la versione cinese di TikTok, ha adottato una strategia ancora più tecnologica, basata su due funzionalità chiave:
- etichettatura esplicita e implicita dei contenuti AI;
- integrazione di metadati intelligenti per garantire tracciabilità del file.
Se l’autore non applica correttamente le etichette, Douyin interviene in modo autonomo. E se un contenuto appare sospetto, scatta l’avviso che esso potrebbe essere stato generato dall’AI.
DeepSeek: educazione e consapevolezza
DeepSeek, una delle aziende emergenti nel panorama AI cinese, ha scelto un approccio diverso, più educativo.
Ha pubblicato linee guida dettagliate che spiegano come funziona il proprio modello linguistico, quali dati vengono utilizzati per l’addestramento e in che modo vengono generati i risultati.
L’obiettivo è aiutare gli utenti a comprendere meglio la tecnologia, usarla in modo consapevole e prevenire abusi.
Verso un futuro regolato e responsabile
Con queste misure, la Cina sta tracciando una rotta chiara: l’Intelligenza Artificiale deve essere trasparente, tracciabile e responsabile.
Oggi più che mai è importante sviluppare la capacità di riconoscere l’origine di un’informazione. Ed è per questo motivo che le misure adottate in Cina potrebbero diventare un riferimento anche per altri Paesi.Guardare all’Oriente può aiutarci a capire come convivere con l’Intelligenza Artificiale senza rinunciare al controllo e senza smettere di credere nella verità delle parole.


