Traduzioni nelle lingue orientali e Machine Translation: intervista a un esperto

La Machine Translation è ormai uno dei temi più discussi nel settore linguistico. Non solo rappresenta un trend in forte crescita, ma indica anche la direzione verso cui si muove il futuro della traduzione professionale. Per approfondire l’argomento abbiamo intervistato uno dei nostri traduttori tecnici più esperti, Mr. Zhu Wentong, che fin dall’inizio non ha mai esitato a sperimentare, testare e mettere alla prova questa tecnologia, riconoscendone limiti e vantaggi. Secondo lui, la MT è uno strumento utile, ma nelle lingue asiatiche deve ancora essere gestita da chi conosce davvero la lingua per evitare errori e fraintendimenti.

Zhu Wentong, grazie per aver accettato questa intervista. Molti colleghi preferiscono non parlare di Machine Translation, qualcuno addirittura nega la sua utilità. Tu cosa ne pensi?

La traduzione automatica è molto utile per comprendere rapidamente contenuti scritti in lingue diverse dalla propria. Pensa ai post online su eventi internazionali: spesso alla descrizione originale seguono commenti da tutto il mondo, accompagnati da traduzioni automatiche. Anche se talvolta risultano un po’ “strane”, permettono comunque di capire il senso generale. Inoltre, la MT migliora notevolmente l’efficienza della comunicazione multilingue all’interno delle aziende.

Però, quando si tratta di documenti ufficiali o destinati alla pubblicazione, la traduzione automatica non è sufficiente. È per questo che cresce la richiesta di servizi di MTPE (Machine Translation Post Editing). Personalmente considero la MT uno strumento, proprio come i dizionari o i software di traduzione assistita (Trados, MemoQ). Usarla o meno è una scelta del traduttore o dell’agenzia, ma l’obiettivo finale resta sempre lo stesso: consegnare una traduzione accurata e affidabile.

Quali effetti ha la traduzione automatica sul mercato della traduzione professionale?

Sempre più clienti – spesso su indicazione delle agenzie a monte – inviano ai traduttori testi già pre-tradotti con software di MT, trasformando il lavoro in MTPE, generalmente pagato meno rispetto alla traduzione tradizionale. Tuttavia, quando la qualità della MT è bassa, il tempo e l’impegno richiesti al traduttore sono gli stessi (se non maggiori) di una traduzione da zero. La MT, quindi, oltre a essere uno strumento, è diventata anche un mezzo di controllo dei costi.

Nonostante ciò, è una tendenza inevitabile. La traduzione automatica ha limiti evidenti e non può sostituire il traduttore umano, ma resta un supporto utile ed efficiente. Per me, il vantaggio più immediato è la riduzione degli errori di digitazione e la possibilità di comprendere rapidamente il contenuto generale.

Come bilanci l’uso della MT con la ricerca personale?

Il mio metodo di lavoro parte sempre dalla lettura completa del testo originale per comprenderne contenuto e contesto. Con la MT posso iniziare esaminando la traduzione automatica per farmi un’idea generale, velocizzando la fase preparatoria.

Quando però affronto argomenti nuovi o molto tecnici – macchinari, attrezzature, prodotti specialistici – dopo la lettura del testo individuo dubbi e parole chiave, poi faccio ricerche approfondite: principi di funzionamento, terminologia specifica, componenti critici. Solo dopo questa preparazione inizio la traduzione. Anche con la MT, non posso fidarmi ciecamente del risultato quando si tratta di contenuti fuori dal mio bagaglio di conoscenze. L’esperienza mi ha confermato che questo approccio è il più efficace.

E nel caso della MTPE?

Quando faccio MTPE, leggo sempre prima il testo originale e formulo mentalmente la mia traduzione. Poi confronto la frase con quella generata dalla MT: se coincide, la accetto; se differisce, valuto quale versione sia migliore e intervengo modificando, migliorando o riscrivendo completamente la frase.

Ci sono differenze tra tradurre da e verso lingue occidentali rispetto al cinese?

La MT funziona meglio tra lingue occidentali che condividono radici e strutture simili. Nelle traduzioni tra lingue occidentali e cinese, invece, emergono spesso errori strutturali o incoerenze logiche dovute alle differenze sintattiche.

In quali settori la Machine Translation funziona meglio?

Nei miei lavori di MTPE ho notato che la MT è più precisa nei settori con terminologia univoca, come chimica e farmaceutica. In questi casi aiuta molto, riducendo il tempo dedicato alla consultazione dei dizionari, soprattutto per termini difficili da reperire. Naturalmente la verifica resta indispensabile.

La MT funziona bene anche con testi generici come manuali di installazione, manutenzione o sicurezza, e con contenuti dalla struttura sintattica regolare. Tuttavia, capita spesso che la terminologia non sia coerente lungo il testo.

Quali sono i limiti principali?

Oltre alla terminologia incoerente, la MT tende a usare sempre gli stessi aggettivi. Io invece cerco di variare il linguaggio, mantenendo il significato originale ma rendendo il testo più naturale e scorrevole.

Un altro limite importante è la scarsa comprensione del contesto: la MT si basa sul significato letterale e fatica a cogliere sfumature culturali o espressive. A volte un’espressione idiomatica rende molto meglio di una traduzione letterale.

Ci sono settori in cui sconsigli completamente l’uso della MT?

Sì. Nel settore della moda, ad esempio, ogni brand utilizza una terminologia propria e consolidata. Anche i testi pubblicitari e promozionali richiedono interpretazione e sensibilità, non solo traduzione. Lo stesso vale per discorsi e dichiarazioni pubbliche, spesso espressi in modo non lineare e con strutture grammaticali non sempre precise. In questi casi la MT non è affidabile.

In generale, la MT offre vantaggi ma anche sfide. Il traduttore deve mantenere un ruolo attivo, esercitare pensiero critico e garantire un’interpretazione accurata del testo originale. Tradurre non significa solo convertire parole, ma ricreare un contesto e trasmettere chiaramente il significato profondo del messaggio.

Chi è Zhu Wentong

Zhu Wentong è il più esperto dei nostri traduttori tecnici. Laureato in ingegneria meccanica presso l’Istituto Politecnico dell’Università di Beijing nel 1990, ha iniziato a studiare italiano nel 1994 presso l’Istituto Dante Alighieri di Pechino e Roma. Dal 1997 ha lavorato come traduttore e interprete tecnico per aziende italiane e internazionali, tra cui Hong Kong Dehe Development Company Co. Ltd., Ansaldo (allora Gruppo IRI) e Nanjing Teksid (allora Gruppo FIAT). Collabora con Corus da molti anni.