Scrivo queste righe in un venerdì di primo pomeriggio. In teoria, regna la calma. In pratica, è probabile che tra meno di due ore il mio PC inizierà a lanciare segnali di fumo: è in arrivo la classica “Urgenza del Venerdì“. Consegna? Lunedì mattina, ovviamente. O, per i più generosi, entro il lunedì EOB (che per i non addetti ai lavori significa: “alle 18:00 devo averlo, così posso fingere di averlo letto”).
È una legge universale: le scadenze impossibili amano i weekend (soprattutto se sei stato così temerario da organizzare una “gita fuori porta”), i ponti, Natale, Pasqua e i giorni che precedono la chiusura di agosto. Ma oltre alle scadenze, c’è qualcosa che mette a dura prova i nervi di chi si occupa di traduzioni professionali: le “frasi fatte” dei clienti (o degli amici).
Ecco una carrellata delle migliori (o peggiori), commentate da chi sta dall’altra parte dello schermo.
1. Ma sì, cosa vuoi che ci voglia? Ti metti lì e scrivi!
Certo, perché tradurre è come fare la lista della spesa, solo con più accenti. In realtà, passare da una lingua all’altra non è una trascrizione, è un equilibrismo culturale.
Prendiamo il cinese o il giapponese: non cambiano solo le lettere (o gli ideogrammi), cambia il modo di pensare. C’è un “retroscena culturale” che richiede una precisione chirurgica.
Spoiler: vale anche per l’inglese, non basta aver visto tre stagioni di Suits in lingua originale.
2. La versione definitiva è pronta solo ora: riusciamo a consegnare entro lunedì EOB?
Questa frase è un classico del venerdì pomeriggio, solitamente pronunciata con la noncuranza di chi pensa che il traduttore passi il weekend in attesa di un file .docx.
Il paradosso è servito: mi è capitato un progetto in cui il cliente (un’azienda italiana) ha impiegato due intere settimane per far redigere al proprio notaio la documentazione legale destinata alla costituzione di una società con un partner cinese. Giustamente, la precisione richiede tempo.
Il problema? Quella documentazione è atterrata nella mia casella e-mail venerdì alle 17:45. Consegna prevista: lunedì mattina.
In pratica, mentre per la stesura in italiano ci si è presi il giusto tempo per riflettere su ogni virgola, al traduttore viene chiesto di scalare l’Everest della terminologia legale in un weekend. E non parliamo di una lingua simile, ma del cinese:
- Sistemi giuridici che non comunicano tra loro.
- Strutture sintattiche che devono essere smontate e rimontate.
- Rimandi normativi ed espressioni latine che non hanno un corrispondente diretto.
Chiedere una traduzione professionale in tempi record non è solo una sfida alla fisica, è un rischio per la qualità del documento stesso.
3. Tanto puoi lavorare anche in spiaggia, no?
L’immagine del traduttore digitale che sorseggia un mojito mentre traduce un manuale tecnico di ingegneria è, appunto, un’immagine da stock. Sì, posso lavorare a Milano, coma a Palermo o Timbuctu. Ma la spiaggia? Provate voi a mantenere la concentrazione necessaria per una revisione legale con un bambino che vi lancia la sabbia e il riflesso del sole che rende lo schermo uno specchio nero. Tradurre alla fine è un lavoro che implica l’uso di almeno un paio di neuroni: serve un po’ di concentrazione, non la crema solare.
4. L’Intelligenza Artificiale vi sostituirà (e lo farà gratuitamente!)
Sono una fan della tecnologia. Uso i CAT Tools e sperimento l’AI ogni giorno. Ma siamo sicuri che un “aggeggino” possa sostituire l’empatia? Recentemente, ho visto tradurre dall’AI la parola “socio” (inteso come quello dell’Assemblea dei Soci” in una visura camerale) come “membro” di una palestra/associazione (la premessa era che la parola “attività” era stata resa come “attività fisica/sportiva” e da lì si erano generati una serie di errori a catena). Un dettaglio che in una riunione d’affari potrebbe creare momenti di confusione (qui trovate l’intervista a uno dei nostri collaboratori madrelingua che parla di Machine Translation e Intelligenza Artificiale: Traduzioni nelle lingue orientali e Machine Translation: intervista a un esperto).
L’AI inoltre non percepisce il linguaggio del corpo, non coglie l’ironia e non sa quando è il caso di essere formali o amichevoli. Traduce parole, non intenzioni, quindi fatica a percepire certi “non detto” (parlo soprattutto nell’interazione umana).
5. L’amico di mio cugino lo fa a metà prezzo perché ha fatto l’Erasmus (o nel nostro caso, il ragazzo del ristorante cinese sotto casa)
Il lavoro del traduttore non è regolamentato da un albo, ed è per questo che siamo ovunque ma sembriamo invisibili. Siamo dietro ogni film, libro o libretto di istruzioni che leggete. Spesso i clienti scelgono “l’amico del cugino di turno”, per poi tornare da noi disperati con testi improbabili chiedendoci di “sistemarli” e asseverarli in Tribunale.
Spoiler: sapere una lingua non significa saper tradurre. Per farlo serve studio costante, specializzazione e anni di errori sulla pelle.
In conclusione
Se volete bene al vostro traduttore di fiducia, evitate queste frasi. Ma soprattutto, se è venerdì pomeriggio e state per inviare quel file “urgente”… pensateci due volte. O almeno, offriteci un caffè (virtuale).


